Riconversione linee ferroviarie e case cantoniere

Pubblicato il lunedì, 4 luglio 2016

C'è un grande patrimonio sparso lungo tutto lo stivale. Un tesoro fatto di viadotti, ponti, gallerie, stazioni e caselli - spesso posti in posizioni strategiche -  che si snodano nel territorio e collegano città, borghi e villaggi rurali e che giacciono in stato d'abbandono, in balia della sterpaglia e della vegetazione.

In buona sostanza si tratta di oltre 5000 km di linee ferroviarie dismesse e che, talvolta, corrono lungo paesaggi mozzafiato; recuperarli significherebbe aumentare l’attrattiva turistica, creare uno spazio di ricreazione per gli abitanti del territorio, favorire la mobilità cittadina d’interconnessione tra i piccoli centri urbani, ma soprattutto migliorare la qualità della nostra vita. 

Per fortuna anche in Italia in questi ultimi anni ci stiamo muovendo nella direzione di riconversione degli antichi tracciati ferroviari in piste ciclabili e pedonali. La Liguria (con la tratta San Lorenz al mare – Ospedaletti), il Trentino (l'ex ferrovia delle Dolomiti che collega Dobbiaco e Cortina D'Ampezzo) e il Friuli Venezia Giulia (ex ferrovia Trieste-Lubiana) sono state le regioni apripista e negli ultimi mesi anche in Sicilia nella zona di Menfi e in Abruzzo molte linee ferroviarie dismesse stanno ritrovando una seconda vita formando, insieme a quelle già presenti, una fitta rete di itinerari che collegano costa ed entroterra per turisti naturisti ma anche per gli abitanti del territorio. 

Proprio in questi giorni in Parlamento sono riunite le commissioni per discutere sulle “norme per la tutela e la valorizzazione del patrimonio ferroviario in abbandono e la realizzazione di una rete della mobilità dolce”, un testo unificato formato da quattro disegni di legge. Il progetto della Rete di Mobilità Dolce prevede la mappatura delle linee ferroviarie in disuso, ma anche argini e alzaie dei fiumi e dei canali, tratti stradali secondari o dismessi, strade rurali e mulattiere di interesse storico per permettere alle Regioni di elaborare programmi per il recupero, la riqualificazione e la valorizzazione dei percorsi individuati, promuovendo la partecipazione degli enti locali e dei cittadini. La novità più interessante, infatti, è il ricorso al partenariato pubblico-privato, a sponsorizzazioni da parte di aziende private e a lasciti ed erogazioni liberali per tutti i progetti inerenti la realizzazione di percorsi pedonali e per utenti a mobilità ridotta, percorsi ciclabili, percorsi per il turismo equestre, attività ricettive, noleggio di biciclette, informazione turistica e altre tipologie di utilizzi sostenibili. 

Ci sono anche zone interessate al progetto Futur-e, come Bari, Giuliano e Piombino, che hanno tratti ferroviari dismessi e che potrebbero, lavorando in sinergia progettuale, convertire queste linee abbandonate in greenways, costruendo un'opportunità per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio territoriale e culturale. 

Un altro progetto di riconversione che sta interessando molti territori riguarda le case cantoniere: l'Anas ha infatti deciso di cedere gratuitamente 30 iconiche strutture dal color rosso pompeiano che segnavano i chilometri e che, in passato, dovevano manutenere un “cantone”, cioè un tratto di strada. Il progetto pilota di riqualificazione di queste strutture per affidarne la gestione a privati per realizzare strutture ricettive, ciclofficine e punti di ristoro sarà pronto il 30 giugno, dopodiché partiranno i relativi bandi. 

 

 

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