Il modello Futur-e a COP24

Pubblicato il mercoledì, 5 dicembre 2018

Cinque modelli di business per superare le cinque barriere che impediscono il raggiungimento di quello che viene definito il Circular Built Environment (CBE), l’ambiente naturale trasformato dall’uomo secondo i principi di sostenibilità.

Le strategie individuate sono state descritte nello studio “Scaling the circular built environment” del World Business Council for Sustainable Development (WBCSD), l’organizzazione globale di oltre 200 aziende leader di mercato che lavorano alla transizione verso un mondo sostenibile. Il documento, realizzato con la collaborazione con Enel, cita il progetto Futur-e come best practice e verrà presentato alla prossima COP24, la Conferenza mondiale sul clima 2018 in programma dal 3 al 14 dicembre a Katowice, in Polonia.

“Scaling the circular built environment” indica l’adozione di materiali grezzi e, soprattutto, non tossici, adatti dunque al riciclo e alla rigenerazione (Circular Supplies) come primo passo per sviluppare un sistema economico resiliente e a zero rifiuti anche in ambito edilizio. Inoltre, oggi la proprietà di un prodotto non è più indispensabile: può essere accessibile come servizio a pagamento in funzione dell’uso che se ne fa (Product as a Service). Una modalità di impiego più efficiente e intelligente che, insieme all’adozione di best practice, come la rigenerazione e la riparazione, permette di estendere il ciclo di vita del prodotto (Product Lifetime Extension). I problemi di sottoutilizzo o eccesso, invece, possono essere risolti attraverso piattaforme di condivisione che aiutino a regolare e ottimizzare la disponibilità (Sharing Platforms). Infine, l’inserimento di prodotti già utilizzati, o dei loro scarti in un processo industriale di riuso o di riciclo contribuisce a ottenere nuovi materiali senza consumare ulteriori risorse (Resource Recovery).

Trasformare il modello di business non basta, però. Nella nostra società sono presenti cinque fattori che possono diventare ostacoli per la transizione verso la piena sostenibilità: la cultura di un’azienda e le convinzioni personali, regolamentazioni incapaci di stimolare l’innovazione, l’eccessiva consuetudine con gli attuali meccanismi di mercato, la scarsa diffusione su larga scala delle nuove tecnologie e un sistema di educazione/informazione che non fornisce conoscenze adeguate sull’economia circolare.

Missione impossibile, allora? Nient’affatto. Il progetto Futur-e del nostro Gruppo, che prevede la riqualificazione innovativa e sostenibile di 23 centrali termoelettriche italiane in dismissione e una ex area mineraria, viene presentato nello studio WBCSD come modello circolare di successo. Futur-e coinvolge infatti tutti gli stakeholder nel processo di economia circolare, contribuendo non solo a creare valore per le comunità locali, ma anche a indirizzarle sulla strada per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu.

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