Località


Tipologia

 


Estensione Area

 

Cavriglia (Arezzo, Toscana)


Area Mineraria

 


1.600 ettari

 

L’area

Dati principali

L’area mineraria di Santa Barbara ha un’estensione di circa 1.600 ettari. La coltivazione, iniziata nel 1955 nel territorio del Comune di Cavriglia, è stata successivamente estesa interessando anche il territorio comunale di Figline Valdarno, recentemente diventato Comune di Figline e Incisa Valdarno.

Avvenimenti recenti

L’omonima centrale, convertita dal 2006 in un impianto a ciclo combinato, rimane attiva, mentre la miniera di Santa Barbara non è più utilizzata dal 1994 ed è al centro di un importante piano di riqualificazione.

Nel 2004 Enel ha presentato il progetto di riassetto complessivo dell’area e nel 2006 è stato stipulato un Protocollo di Intesa tra Enel ed Enti Locali che definisce gli interventi e gli obiettivi di destinazione d’uso di aree omogenee facenti parte del più ampio ambito di riassetto della Miniera Santa Barbara.

Il progetto licenziato con parere positivo dal Ministero dell’Ambiente nel 2009 e approvato dalla Regione Toscana nel 2010, prevede la stabilizzazione morfologica del territorio interessato dalla coltivazione mineraria, il completamento della naturalizzazione dei bacini di Castelnuovo e Allori tramite la modellazione delle sponde e la realizzazione di un reticolo idraulico di immissari ed emissari che consentirà il miglioramento della qualità idrica e nuove opportunità di fruizione delle aree stesse. Sono inoltre previsti interventi vegetazionali per favorire l’incremento e lo sviluppo della biodiversità presente e la creazione di collegamenti infrastrutturali che garantiscano da una parte una fruizione del territorio a basso impatto attraverso la realizzazione di percorsi pedonali e ciclabili e dall’altra la ricucitura del tessuto stradale preesistente la coltivazione mineraria attraverso la realizzazione di strade bianche e di collegamento.

Nel 2017 Enel Produzione ha deciso di includere l’area mineraria nel programma Futur-e, che verrà applicato in maniera integrata con i progetti di riassetto già esistenti.

area mineraria Santa Barbara - Enel.it

Il territorio

La lignite è stata estratta industrialmente dal XIX secolo fino alla prima metà del ‘900 con numerose miniere in galleria. L’attività mineraria è stata alla base dello sviluppo industriale siderurgico di San Giovanni Valdarno; negli anni ’30 fu realizzata una centrale termoelettrica alimentata a lignite, distrutta al passaggio del fronte nella Seconda Guerra Mondiale.

Intorno alla metà degli anni ’50 fu costruita la centrale termoelettrica di Santa Barbara. Per alimentarla è stata avviata la coltivazione “a cielo aperto” con moderne macchine di scavo, con movimenti di terra per spostare gli strati di copertura del banco lignitifero. La coltivazione è cessata definitivamente nel 1994. Le due unità termoelettriche della Centrale Santa Barbara hanno proseguito l’esercizio alimentate a olio combustibile fino all’entrata in servizio, nel 2006, di una nuova unità a ciclo combinato, tuttora in funzione, costruita secondo i migliori standard ambientali e alimentata a gas naturale, per una potenza complessiva di 392 MW; le vecchie unità sono state quindi dismesse e successivamente demolite.

Nell’intero periodo di coltivazione sono state estratti 44 milioni di tonnellate di lignite. Contemporaneamente all’attività estrattiva sono stati iniziati i lavori di messa in sicurezza dell’area, con il riempimento parziale della cavità di estrazione profonde fino a 100 metri: in queste aree sono stati realizzati i bacini di Castelnuovo, Allori e San Donato e si è proceduto alla rinaturalizzazione dei luoghi favorendo lo sviluppo spontaneo di vegetazione ripariale e il ripopolamento ittico e faunistico. Sulle aree di colmata sono stati inoltre realizzati 241 ettari di nuovi impianti forestali.

A seguito di questa grande attività di rinaturalizzazione, alcune porzioni dell’area mineraria sono state scorporate dal titolo minerario e cedute a enti locali o soggetti privati per una estensione complessiva pari a circa 1300 ettari; ad oggi, in accordo con il progetto definitivo assentito, restano da completare i progetti esecutivi e quindi gli interventi di recupero ambientale sull’area residua, per una estensione pari a circa 1.600 ettari.