Alghe e microalghe come nuove risorse green Futur-e

Pubblicato il giovedì, 16 febbraio 2017

La tecnologia che trasforma paglia, microalghe e scarti agroindustriali in bioenergia si trova oggi in una fase di maturità: la produzione di biogas che sfrutta questi nuovi “ingredienti” permette di ridurre tempi, costi ed emissioni di sostanze inquinanti.

Fin dal 2015 Enel ed Enea (Ente Nazionale per l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) hanno portato avanti un protocollo d'intesa per la realizzazione di studi e sperimentazioni di nuove tecnologie applicate alla generazione di energia elettrica; oggi si possono vedere i risultati di questa alleanza strategica.

L'idea di trarre energia dalle alghe ris ale agli anni '60, quando uscì l’articolo dei ricercatori William Oswald e Clarence Golueke “The Biological Transformation of Solar Energy”, che trattava dell’utilizzo controllato della fotosintesi delle specie algali per produrre biomassa e da cui ricavare metano. Un’evoluzione di questi studi si è avuta dalla metà degli anni '90, quando la ricerca si è concentrata sulla coltura di alghe per estrarre l’olio che producono per immagazzinare energia. In Italia, da alcuni anni, si sta lavorando alacremente su alghe e piani di sostenibilità per la riqualificazione di Porto Marghera: da qui il progetto del primo impianto in Italia per produrre energia ricavata dalle alghe.

Durante l'ultima fiera Ecomondo, svoltasi a Rimini lo scorso novembre, sono stati consegnati i premi per lo Sviluppo Sostenibile 2016 e per il settore “Energia da Fonti Rinnovabili” al Gruppo Veritas, grazie a “Green propulsion laboratory”: una piattaforma tecnologica che ha realizzato due impianti di chimica verde, finalizzati alla creazione di biocarburanti nell’ambito del progetto di riconversione di Porto Marghera: uno di questi – Photogreen – realizza foto-bioreattori per la coltura di alghe e produzione di biomasse, utilizzabili per generare biodiesel, idrogeno, biogas e bioetanolo.

Grande interesse si sta concentrando intorno alle microalghe: tali colture possiedono caratteristiche uniche, capaci di ridurre il consumo di energia e di risorse e diminuire l'impatto ambientale di materiali pericolosi.

In Lombardia è allo studio un vero e proprio “Polo delle Microalghe” dove, ad esempio, si farà ricerca per trasformare gli inquinanti contenuti nei fertilizzanti in materiale innocuo per l’ambiente e con forti potenzialità per altri settori. Le materie prime create applicando alcuni processi delle microalghe a questi scarti di produzione, infatti, potranno diventare preziose risorse a chilometro zero per i settori cosmetico, energetico e agricolo. In un'ottica di economia circolare, l'obiettivo è trasformare quelli che un tempo erano considerati costi e problemi in utili risorse ecologiche ed economiche. Possiamo quindi considerare le microalghe come delle “biofabbriche verdi”, in grado di produrre energia e non solo, consumando esclusivamente CO2 e luce solare.

Le continue ricerche e sperimentazioni sulle microalghe potrebbero quindi portare a una riduzione dell’inquinamento, creazione di lavoro, oltre che risorse e miglioramento della vita sul nostro pianeta.

 

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