Cultura del riuso: una nuova via per la crescita

Pubblicato il martedì, 14 febbraio 2017

Superata l’era del consumismo selvaggio e senza scrupoli, siamo giunti ad un momento storico di maggior consapevolezza, consci dei segnali che il nostro pianeta ci sta mettendo sotto gli occhi ogni giorno. 

In questa fase post-consumistica, dove la legge dell'usa e getta non è più imperante, il paradigma virtuoso dell'economia circolare diventa centrale: ottimizzazione della produzione, riciclo e riutilizzo sono concetti che generalmente vengono declinati nella catena del consumo e della produzione, ma possono avere anche un'importante funzione economico-sociale, semplicemente rovesciando alcuni capisaldi del pensiero economico. 

Prima di tutto, attraverso la convinzione che è possibile crescere anche senza inquinare: una ricerca congiunta di Ellen McArthur Foundation e McKinsey for Business and Environment sostiene che l’economia circolare possa portare a un incremento di sette punti percentuali del PIL Europeo nel giro di quindici anni, con una crescita della produttività del 3% annuo e benefici totali all’economia europea per 1,8 miliardi di euro. La Commissione Europea ha definito l'economia circolare l'unico modello di crescita sensato a lungo termine e, per questo motivo, ha dato vita a un piano d'azione concreto, che prevede nuovi obiettivi di riduzione degli sprechi e di riutilizzo dei materiali recuperabili, alzando l’asticella del riciclo dei rifiuti urbani al 65%, per esempio, e al 75% il tetto dei rifiuti da imballaggio recuperabili.

L'altro caposaldo che viene ribaltato riguarda il mondo del lavoro. È infatti possibile generare nuovo lavoro sostanzialmente a costo zero: attraverso l'economia circolare è possibile creare numerosi posti di lavoro nei settori della rifabbricazione, della riparazione, del riciclo, della terziarizzazione e nella bioeconomia. Secondo un recente studio di Green Alliance dal titolo “Disoccupazione e economia circolare in Europa: le opportunità in Italia, Polonia e Germania”, una strategia che punti alla circolarità potrebbe riportare sul lavoro almeno 270.000 disoccupati in questi Paesi, risparmiando almeno 3 miliardi di euro in indennità di disoccupazione e raggiungendo grandi risultati a favore dell'emersione del lavoro sommerso e dell'inclusione sociale.

Infine, attraverso l'economia circolare e la pratica della second hand economy, è possibile coniugare l'interesse privato con il perseguimento del bene comune: il raggiungimento di questo doppio fine da parte sia delle imprese, sia dei semplici cittadini, oggi è possibile anche senza fuggire dal mercato capitalistico. La valorizzazione degli scarti dei consumi, l'estensione del ciclo di vita dei prodotti, l'uso di energia da fonti rinnovabili e materie prime da riciclo, possono innescare un circolo virtuoso di produzione e consumo in grado di migliorare le condizioni ambientali e di vita di tutti noi.

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