Girls in motion, tecnica e cuore

Pubblicato il venerdì, 28 aprile 2017

Per esempio Alice Gaggero, diciottenne genovese che lo scorso anno – ancora minorenne – ha ricevuto dal Capo dello Stato Sergio Mattarella il titolo di Alfiere della Repubblica per un articolo sulle particelle subatomiche: “Ho sempre amato la matematica, fin da piccola” dice. “Sento un’affinità naturale, una specie di dono, e non vedo perché non dovrei metterlo a frutto: mi piacerebbe farlo diventando ricercatrice, magari al CERN di Ginevra, o nel settore delle energie rinnovabili. Sono convinta che in questi campi una donna possa portare un grande valore aggiunto: specie se madre, dunque abituata a gestire contemporaneamente le problematiche di casa e lavoro, ha un innato istinto organizzativo.”

Ana Sanchez, studentessa all’ITIS Galvani di Milano e avviata a un percorso accademico in campo informatico, che, mentre visitava uno dei cunicoli d’ispezione della diga di Suviana, dove una delle due donne ingegneri ha illustrato il funzionamento degli strumenti per monitorare i parametri della struttura, ha avuto quella che definisce una specie di illuminazione: “Ho pensato che forse attraverso un sistema di sensori si potrebbe evitare ai tecnici di scendere nella diga e fare tutte le rilevazioni da una centrale remota”.

O ancora Lisa Dragotto, diciottenne triestina con l’ambizione di approdare a un lavoro manageriale nei cantieri navali: “Vorrei arrivare a gestire un team. Anche tutto di uomini, perché no. In ambito tecnico o scientifico, una donna è in grado di portare il lato umano che spesso manca. È in grado di portarci il cuore”.

Un pensiero che ricorda quello che disse Marie Curie, scienziata polacca, due volte Premio Nobel: “Non dobbiamo lasciar credere che ogni progresso scientifico si riduca a dei meccanismi, a delle macchine, a degli ingranaggi”.

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