Senza cultura, nessuna sostenibilità

Pubblicato il venerdì, 8 giugno 2018

“Nelle consultazioni sulla Strategia Energetica Nazionale abbiamo detto di non guardare al 2030 come traguardo dell’Agenda sostenibile dell’Onu, ma di considerarlo un punto sulla traiettoria del 2050, quando le emissioni serra non dovranno essere semplicemente ridotte, bensì azzerate. Senza uno spazio di manovra adeguato, il rischio è che si abbandoni la sfida in partenza e ci si lasci sopraffare dalle difficoltà, anziché dalle possibilità”

– Carlo Tamburi, direttore Enel Italia

Secondo Enrico Giovannini, la ricerca di soluzioni perfette viene spesso usata come alibi per evitare di impegnarsi da subito nel percorso indicato dall’Agenda 2030; più crescerà il numero delle aziende che adotteranno modelli di sviluppo responsabili minori saranno le possibilità di stare a margine della transizione.

“In Italia alcune aziende non hanno ancora capito che la sostenibilità rappresenta anche la loro salvezza economica: è l’unica via per cui il nostro mondo potrà continuare a esistere e il primo a saperlo, oggi, è proprio il consumatore. Produrre in modo non sostenibile finisce per allontanare i clienti e porta a un isolamento sul mercato che può solo culminare col fallimento d’impresa”

– Enrico Giovannini, portavoce di ASviS

Le rinnovabili sono mature

Per Giovanni Tula, responsabile Sostenibilità e Innovazione di Enel Green Power, tra i partecipanti al panel “Quale energia?”, esistono oggi le condizioni per trasformare in realtà l’SDG7, uno dei quattro su cui il nostro Gruppo ha preso un impegno formale. Le energie rinnovabili sono diventate infatti una tecnologia matura e competitiva sul mercato, oltre che più facilmente accessibile nel mondo: secondo l’ultimo report di Bloomberg New Energy Finance, nel 2017 sono stati installati 178 GW di nuova capacità nel mondo, per investimenti complessivi pari a 330 miliardi di dollari. Negli ultimi 7 anni è raddoppiata anche la capacità complessiva installata, ma entro il 2020 le stime prevedono che gli attuali 2.300 MW aumentino a 5mila.

“Non solo sensibilità ecologica, ma anche competitività. Le rinnovabili si mostrano ambientalmente compatibili, economiche e inclusive, creando lavoro e valore condiviso con molte comunità”

– Giovanni Tula, responsabile Sostenibilità e Innovazione di Enel Green Power

Il nostro Gruppo è stato tra i primi a intuire questa tendenza e lavorare per divenire tra i leader nella produzione di rinnovabili a livello globale. I nostri progetti per lo sviluppo di nuovi impianti rinnovabili mostrano inoltre come sia diventato più semplice diffondere queste tecnologie: il parco eolico Diamond Vista, i cui lavori di costruzione sono cominciati negli Stati Uniti a febbraio, potrà essere completato entro dicembre, con una capacità installata di 300 MW e tempi di entrata in servizio sino a pochi anni fa ancora impensabili.

La tecnologia c’è e quando i progetti sono accompagnati da un rafforzamento della cultura della sostenibilità, politica o burocrazia non rappresentano mai un ostacolo, neppure nei Paesi di nuova espansione: le rinnovabili possono essere sviluppate ovunque, anche attraverso microimpianti, aprendo grandi opportunità persino nelle aree più remote dell’Africa o dell’Asia. Il progetto Barefoot College di Enel, che insegna alle donne come montare pannelli fotovoltaici, è un esempio di successo che rafforza anche l’SDG 5 sull’uguaglianza di genere. In Italia, invece, il progetto Futur-e è un modello di economia circolare che mira alla riconversione di 23 ex centrali in progetti sostenibili da sviluppare in accordo con gli enti e le comunità locali.

Sulla spinta dei cambiamenti introdotti dalla digitalizzazione e delle nuove possibilità aperte nel campo delle rinnovabili, il settore dell’energia è stato uno dei primi a doversi riorganizzare sia dal punto di vista della produzione, sia della distribuzione. Luca Barberis, direttore Sviluppo Sostenibile del GSE, nel suo intervento ha spiegato come il Gestore dei Servizi Energetici abbia istituito la sua divisione proprio per far fronte alla nascita di un sistema molto più dinamico. Oggi le infrastrutture di rete hanno bisogno di dialogare rapidamente fra loro, in modo integrato, perché le rinnovabili possono essere generate ovunque, ma non esser sempre disponibili a causa della intermittenza e non programmabilità.

Senza adeguata cultura, la sostenibilità è una chimera

Per Pippo Ranci, presidente Wame&Expo2015, è però necessario sviluppare strumenti di misurazione dei progressi sulla mobilità e l’accessibilità dell’energia fuori dall’Italia e dall’Europa. Non accompagnando questi processi a un rafforzamento della cultura della sostenibilità, il rischio è che gli obiettivi dell’Agenda 2030, in particolare l’SDG 7, non vengano centrati per tempo in aree dove non esistono grandi concentramenti produttivi. Maria Grazia Midulla, responsabile Clima ed Energia per il WWF, ha invece ricordato la necessità per l’Italia di rafforzare il suo ruolo per raggiungere lo SDG 13: come ha dimostrato anche l’ultima COP 23 di Bonn, la comunità internazionale è in forte ritardo nell’adottare provvedimenti efficaci per la lotta al cambiamento climatico. Già un grado e mezzo di innalzamento delle temperature terrestri (rispetto ai 2 previsti negli Accordi di Parigi) potrebbe avere effetti devastanti per un Paese dall’ecosistema complesso come l’Italia. Secondo Toni Federico, coordinatore del comitato scientifico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, neppure l’azzeramento delle emissioni fossili entro il 2050 sarà sufficiente a riequilibrare il clima poiché se non verrà trovato quanto prima un modo per riassorbire quelle presenti in atmosfera, la Terra continuerà a surriscaldarsi.

Molte sono state le criticità e le soluzioni emerse durante l’incontro di Roma. I progressi conseguiti non devono però accendere entusiasmi eccessivi ma tantomeno essere sminuiti. Per tracciare un bilancio sul cammino internazionale verso la sostenibilità e sul Festival di ASviS, c’è ancora tempo. 

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