Milano, Gio Ponti e il nuovo volto di Enel

Pubblicato il venerdì, 7 giugno 2019

“Non è il cemento, non è il legno, non è la pietra, non è l’acciaio, non è il vetro l’elemento più resistente. Il materiale più resistente nell’edilizia è l’arte” disse Gio Ponti che progettò l’edificio di via Carducci, dal 1962 sede milanese del Gruppo Enel. Lo scorso 3 giugno abbiamo ufficialmente inaugurato il nuovo volto del palazzo, dopo il restauro che gli ha restituito il ruolo che gli spetta tra i luoghi di lavoro di qualità.

Presenti al taglio del nastro il Sindaco di Milano Giuseppe Sala, la Presidente di Enel Patrizia Grieco e il Direttore Italia Carlo Tamburi che ha fatto gli onori di casa, spiegando come il restyling del palazzo sia stato volutamente “sobrio e calibrato, improntato alla logica del recupero dei beni esistenti, in questo caso di un’opera di grande valore storico, e a quella – che è una delle nostre cifre distintive – del benessere di chi ci lavora: l’abbondanza di luce, la qualità dell’aria, l’isolamento dal rumore”.

Al centro della trasformazione degli spazi interni, c’è l’attenzione alle persone e alle loro esigenze: 500 postazioni fisse, un piano interamente ideato per lo smart working, l’“Auditorium dell’energia”, un’area ristoro sociale, uno spazio ludico polivalente adatto anche allo sport e sale riunioni dotate di impianti di videoconferenza prenotabili tramite app.

“Da milanese - ha detto la Presidente Grieco - sono felice di restituire alla città questo edificio. Quello della città è un tema importante: il futuro dell’uomo va verso un’urbanizzazione sempre più spinta, che comporterà delle grosse sfide di socialità, la necessità di concepire spazi nuovi. Gio Ponti era un architetto che guardava al futuro con ottimismo, e la sua visione aveva sempre al centro l’essere umano: proprio come noi. Per noi la sostenibilità è imprescindibile, e ci teniamo a lavorare insieme alle Istituzioni, perché solo insieme si possono affrontare quelle sfide”.

Il Sindaco Sala ha ricordato come Milano sia una città abituata alla concretezza. “Ci piace parlare - ha detto il primo cittadino - di creazione della ricchezza, ma anche del futuro delle metropoli, dei modi per sviluppare una nuova socialità. Eppure tutto ciò rimane solo una serie di belle parole, se non c’è una forte collaborazione fra pubblico e privato, se non ci sono aziende disposte a fare la loro parte e ad assumersi il rischio che questo impegno comporta. In particolare nelle politiche energetiche e ambientali per le quali aziende come questa, una grande azienda italiana, si sono fatte artefici del cambiamento”.

Un cambiamento evidente anche nel palazzo di via Carducci, che coniuga le linee della tradizione con la funzionalità dei vasti open space e dei nuovi materiali, in un gioco armonico che conserva lo spirito originario del progetto ma al tempo stesso ridisegna gli spazi, li amplia, li rende più luminosi e adatti alle esigenze di un ufficio moderno. Come disse lo stesso Ponti: “Essere conservatori italiani in architettura significa solo conservare l'antica energia italiana di trasformarsi continuamente”. Una frase che sembra fatta apposta per descrivere la filosofia del nostro Gruppo.

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