Sostenibilità, il sì delle imprese

Pubblicato il martedì, 6 giugno 2017

Sviluppo sostenibile, ora c’è anche la firma delle sei principali associazioni italiane dell’impresa e della finanza. La dichiarazione d’intenti sottoscritta il 1° giugno all’Unicredit Pavillon di Milano, in apertura del convegno “Azienda e Finanza 2030: il motore dello sviluppo sostenibile”, segna una svolta storica per il Paese. 

Alleanza Cooperative Italiane, Confederazione Italiana Agricoltori, Confcommercio e Confindustria, insieme a Confederazione nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, oltre a Federazione Banche Assicurazioni e Finanza, hanno creato un fronte comune per cambiare il modello di sviluppo futuro: più sostenibile, ma anche più inclusivo ed equo, perché l’Italia contribuisca quanto prima al raggiungimento dei 17 obiettivi fissati dall’Agenda 2030 dell’Onu.

L’evento si inserisce nel fitto calendario di appuntamenti del Festival dello Sviluppo sostenibile, inaugurato il 22 maggio scorso a Napoli e che si chiuderà il prossimo 7 giugno, a Roma, dopo aver fatto tappa con più di 200 eventi nelle maggiori città italiane. Al convegno di Milano sono stati invitati anche i vertici di Enel, Unicredit, Unipol e WindTre, partner del Festival organizzato dalla più grande rete nazionale di organizzazioni che si occupano di sostenibilità, ASviS, il cui presidente Pierluigi Stefanini, insieme al portavoce Enrico Giovannini, ha aperto i lavori all’Unicredit Pavillon.

“L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile lavorerà con le associazioni firmatarie per definire e attuare entro il 2017 un piano d’azione con obiettivi concreti che, contribuendo alla competitività del sistema produttivo nazionale, possa migliorare la sostenibilità e l’equità del modello italiano”

– Pierluigi Stefanini, presidente ASviS

Una visione globale

Sono 23 i punti raccolti nella dichiarazione d’intenti, nella quale si dichiara l’impegno a informare le imprese sugli SDGs (Sustainable Development Goals, i 17 obiettivi di Agenda 2030) e sulle opportunità ad essi connesse, contribuendo a mettere in relazione le imprese stesse con attori pubblici, privati e no-profit operanti nel settore della  sostenibilità. Viene poi promossa una finanza etica e responsabile, che rispetti i criteri ESG (Environment, Social, Governance) nello spirito della Carta dell’Investimento sostenibile e responsabile della finanza italiana, così come l’istituzione di un gruppo di lavoro per sensibilizzare anche le amministrazioni regionali e locali. In particolare, si punta ad attuare quanto prima una Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, sul modello di quanto il Governo italiano ha fatto proprio attraverso la Strategia energetica nazionale (SEN). Tema su cui è tornato più volte il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, intervenuto a Milano insieme al Ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda, quest’ultimo in collegamento video. Digitalizzazione, economia circolare e visione globale le loro tre parole d’ordine per rigenerare il Paese.

“L’Agenda 2030 prevede 17 obiettivi sostenibili, ma per l’Italia ne abbiamo bisogno di uno in più: tutti i Ministeri devono coordinarsi nelle politiche ambientali, non solo quello dell’Ambiente. Altrimenti le ricadute sul Paese rischiano di essere vane, perché la sostenibilità è patrimonio di tutti”

– Gian Luca Galletti, Ministro dell’Ambiente

Tante ricette, un unico risultato

Molte le voci in campo a Milano a favore di una svolta concreta, non solo sulla carta. Se Giuseppe Vita, presidente di Unicredit, ha ricordato l’impegno del suo istituto bancario nel supportare i settori chiave dell’Italia - fra cui 87mila imprese operanti nel settore turistico alle quali sono stati erogati 3.6 miliardi di euro, più altri 9.7 a favore di 100mila imprese nell’agricoltura - il portavoce di ASviS Enrico Giovannini si è invece soffermato su un dato rivelatore: nel 2016 il mondo della finanza ha erogato oltre 22 miliardi di dollari classificabili come fondi di scelte responsabili (+25% rispetto al 2015), con il 58% degli asset in Europa e il 19% negli Stati Uniti. Chi ha cambiato modello produttivo, sposando modalità e finalità sostenibili, ha inoltre registrato un aumento del proprio business pari complessivamente a circa 12 miliardi di dollari. Segno che scegliere la sostenibilità, oggi, non è più un gesto di filantropia, ma una necessità di rilancio economico.

“Nell’ultimo anno il 25.9% delle imprese green italiane ha aumentato il proprio fatturato e ha favorito l’assunzione di circa 330mila nuovi occupati. Si tratta del 43.9% di tutte le assunzioni registrate in Italia. Scegliere verde paga, soprattutto quando si uniscono innovazione e tradizione”

– Ivan Lo Bello, presidente Unioncamere

Un fenomeno, secondo il presidente della Confederazione Nazionale dell’Artigianato Daniele Vaccarino, che non riguarda più solo le piccole e medie imprese, ma anche le cosiddette “microimprese”, quelle al di sotto dei 2 milioni di euro di fatturato.

La dimostrazione di quanto la sostenibilità sia oggi un traino concreto per l’economia è giunta anche dai dati esibiti da Eric Ezechieli, cofondatore di Nativa, la Benefit Corporation che aiuta le aziende a incorporare i principi di sviluppo sostenibili: le 150 imprese italiane che hanno scelto di convertire anzitempo il proprio business sono quelle risultate poi in grado di superare agevolmente le crisi di mercato, continuando ad aumentare il proprio fatturato. Da Patagonia a Fratelli Carli, per arrivare all’esempio di Enel.

Enel, un modello per il Paese

Enel si propone come parte attiva del cambiamento del paradigma del settore energetico con un modello di sviluppo sostenibile basato sulla condivisione della creazione di valore sia all’interno che all’esterno dell’azienda. A settembre 2015 si è impegnata pubblicamente al raggiungimento di 4 dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (accesso all’energia, educazione di qualità, sviluppo socio economico, decarbonizzazione del mix energetico) e alla loro integrazione nei processi di definizione delle strategie e di reporting, diventando così un punto di riferimento delle imprese sia a livello internazionale che nazionale. Una rendicontazione trasparente e accurata della sostenibilità, presentata nel suo Bilancio di Sostenibilità – Seeding Energies,  e che ha permesso di accrescere l’interesse degli Investitori Socialmente Responsabili,  che rappresentano l’8% del totale delle azioni a fine 2016.

“Enel è stata fra le prime aziende multinazionali a dotarsi di strumenti di rendicontazione avanzati, come il proprio Bilancio di Sostenibilità – Seeding Energies. Una strategia di sviluppo sostenibile che in Italia ha tra i suoi pilastri la mobilità elettrica per la crescita del Paese nel rispetto dell’ambiente”

– Carlo Tamburi, Direttore Generale Enel Italia

Un percorso che Enel fa coinvolgendo i diversi stakeholder lungo l’intera catena del valore e promuovendo modi innovativi per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile del pianeta.

Il Festival dello Sviluppo prosegue. Un nuovo mondo è davvero possibile.

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