L’Italia della e-mobility

Pubblicato il mercoledì, 12 luglio 2017

La domanda non è “se” ma “quando”. Quando l’auto elettrica rivoluzionerà la mobilità mondiale, l’Italia arriverà pronta all’appuntamento?

La risposta prova a offrirla il Libro Bianco sull’auto elettrica, a cura di StartMagazine in collaborazione con Cei Cives, presentato l’11 luglio alla Biblioteca della Camera dei deputati. Molto più di una fotografia dello stato dell’e-mobility in Italia, ma l’occasione per un confronto con i migliori paesi europei, il benchmark al quale guardare per raggiungere gli standard più alti.

Secondo il Libro Bianco, infatti, è a paesi come Norvegia, Francia e Germania, capaci di produrre interventi sia di tipo fiscale sia di traffic management per incentivare la scelta dell’auto elettrica, che il nostro deve ispirarsi. In particolare, la Norvegia, un paese di 5,2 milioni di abitanti dove le auto a batteria hanno superato le 120mila unità. Numeri che hanno spinto il governo a bandire le immatricolazioni di veicoli a benzina e diesel a partire dal 2025.

Interessante anche il caso dell’Olanda, un paese non produttore di auto, che grazie a politiche di incentivi, ha spinto le vendite di auto elettriche al 5% del mercato interno: oggi nel paese degli Orange circolano 100mila auto a emissioni zero contro le 8750 dell’Italia.

Non solo. Se si allarga lo sguardo, come ha fatto l’economista Andrea Giuricin, vediamo che anche l’Asia, dove si vende un’auto ogni due prodotte, si sta muovendo rapidamente nella direzione green. In India a partire dal 2030 si venderanno solo auto elettriche. E in metropoli come Pechino e Shanghai già oggi possono circolare solo scooter a energia pulita.

“La mobilità elettrica è un treno in corsa che l’Italia non può perdere dal punto di vista tecnologico: - ha spiegato Massimo Bruno, responsabile Affari istituzionali di Enel Italia, un Gruppo che ha messo la mobilità elettrica al centro della sua strategia - noi abbiamo annunciato un piano nazionale per le infrastrutture di ricarica e abbiamo chiesto ad ANCI (l’Associazione nazionale dei Comuni italiani, ndr) un tavolo comune perché ogni amministrazione oggi si muove in modo autonomo su permessi e autorizzazioni: serve, invece, una visione comune”.

Una visione che il governo sta cercando di formare con il Tavolo tecnico sulla mobilità sostenibile, guidato da Raffaele Tiscar, capo di gabinetto del Ministero dell’Ambiente, che a fine giugno ha presentato una road map. “Non uno strumento di policy ma un lavoro preliminare, una piattaforma di conoscenza condivisa. Sarà l’offerta a guidare la rivoluzione e la domanda seguirà” spiega Tiscar.

La normativa europea impone che, entro il 2021, le emissioni medie delle auto su strada corrispondano a 95 grammi di CO2 al chilometro: un obiettivo che richiede che una quota di circa il 10 per cento della popolazione viaggi su auto a emissioni zero, elettriche o ibride. Secondo il Libro Bianco, se si iniziasse oggi a inseguire questi obiettivi, al 2021 avremmo in circolazione in Italia almeno 300mila auto a zero emissioni, che andrebbero a sostituire veicoli alimentati da combustibili tradizionali. Il risparmio economico sarebbe di 1,8 miliardi di euro in dieci anni: per il 69% come risparmio sull’importazione di petrolio e gas, per il 14% come minori spese sanitarie per i costi dell’inquinamento, per il 17% come valore monetario delle emissioni di CO2 evitate che sono oggetto di trading internazionale.

Cosa fa sperare che l’Italia possa raggiungere questi traguardi? Al 2021 saranno disponibili 30 modelli diversi di auto prodotte in Europa e il prezzo delle e-car tenderà ad allinearsi a quello dei veicoli a benzina o diesel. Secondo uno studio di Bloomberg New Energy Finance, a partire dal 2026 addirittura il prezzo delle auto a batteria elettrica sarà inferiore a quello dei veicoli tradizionali. Infine il costo delle batterie, che oggi rappresenta quasi la metà del costo delle e-car, calerà di circa il 77 per cento entro il 2030.

Ci sono le possibilità che anche in Italia l’auto elettrica diventi di massa. È un impegno sempre più condiviso per essere pronti a rispondere, a livello tecnologico e culturale, alla tanto attesa rivoluzione della mobilità green.

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