La resilienza contro il climate change

Pubblicato il venerdì, 20 aprile 2018

Si può prevedere il cambiamento climatico? E, soprattutto, prevederlo serve a evitarlo? Se la comunità scientifica è praticamente unanime nel riconoscere la realtà dei cambiamenti climatici e le loro cause antropiche, esistono meno certezze sulle possibili conseguenze. Conoscerle, però, è essenziale. Un’esigenza avvertita dal nostro Gruppo, protagonista della transizione in atto nel settore energetico con un modello di business orientato a limitare l’impatto del climate change. Un modello che si articola su più fronti: investimenti su forme di generazione senza emissioni di gas serra (rinnovabili), riduzione della esposizione ai combustibili fossili, sviluppo di nuovi servizi/tecnologie a sostegno di una maggiore flessibilità ed efficienza dell’utilizzo dell’energia.

La previsione  degli scenari dei prossimi decenni è fondamentale sia per individuare nuove opportunità di business e orientare gli investimenti sia per prevenire eventuali effetti negativi. È il senso della nostra resilienza: una dote che comporta un approccio flessibile e duttile e che molti definiscono la virtù del futuro.

Questo l’obiettivo dell’accordo che abbiamo siglato con l’ICTP (The Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics) di Trieste, una delle eccellenze assolute della ricerca scientifica in Italia. Il progetto, di durata biennale, si chiama “Climate Change and Resilience”, e prevede da parte dell’ICTP un’analisi delle possibili condizioni climatiche riguardanti il periodo compreso tra il 2020 e il 2050 a partire da tre aree geografiche fondamentali per il Gruppo: Italia, Spagna e Sud America.

Le simulazioni prenderanno in esame parametri climatici come la temperatura dell’aria e del mare, la quantità di precipitazioni annue, la frequenza dei periodi di siccità e di eventi estremi. Il risultato finale ci permetterà di valutare la resilienza dei nostri asset e dei nostri business di fronte alle conseguenze dei cambiamenti climatici.

La scelta di un partner come l’ICTP rappresenta un valore aggiunto per molte ragioni: è un istituto di indiscussa autorevolezza scientifica e, per esplicita volontà del suo fondatore, il premio Nobel per la fisica Abdus Salam, guarda con particolare attenzione ai Paesi emergenti, strategici anche per il nostro Gruppo.

Il team che condurrà le ricerche sarà guidato da un climatologo di assoluto prestigio a livello internazionale, Filippo Giorgi, uno dei massimi esperti al mondo di cambiamenti climatici. Giorgi è stato membro del board del Working Group I dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) dal 2002 al 2008, la principale organizzazione internazionale sui cambiamenti climatici premiata con il Nobel per la Pace nel 2007. Senza dubbio la migliore assicurazione possibile per il successo del progetto.

Del resto il nostro interesse verso il cambiamento climatico e le sue conseguenze non è episodico. Enel è tra le grandi società su scala globale che supportano la Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD), guidata dall’imprenditore americano ed ex sindaco di New York Michael Bloomberg, che ha lo scopo di formulare raccomandazioni alle aziende sulla diffusione volontaria di comunicazioni legate al rischio e alle opportunità derivanti dal cambiamento climatico.  Uno degli auspici della task force è la divulgazione chiara, completa, tempestiva e ripetuta a intervalli regolari dei possibili impatti del climate change sulle perfomance aziendali “sensibili” nel reporting finanziario. Il progetto con l’ICTP ci consente di avviare questo percorso.

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