Mobilità elettrica, traino per l’economia italiana

Pubblicato il giovedì, 27 settembre 2018

L’economia italiana può tornare a correre grazie alla mobilità elettrica. Lo dice uno studio coordinato da Fondazione Centro Studi Enel insieme a European Climate Foundation e Transport&Enviroment, presentato il 27 settembre al Palazzo della Regione Lombardia di Milano: “Fuelling Italy’s Future: come la transizione verso la mobilità a basso contenuto di carbonio rafforza l’economia”.

I numeri illustrati in occasione della seconda conferenza nazionale sulla mobilità elettrica, “e_mob 2018 E’ Tempo di Ricarica”, parlano chiaro: passando da un sistema di trasporto basato sulle importazioni di benzina e diesel a una mobilità alimentata da energie rinnovabili di produzione nazionale, entro il 2030 possono essere creati 19.225 posti di lavoro con un aumento del Pil di 2,4 miliardi di euro. La previsione per il 2050 sale addirittura a 50mila posti di lavoro. Le cifre stimate dipendono dal numero medio di personale impiegato nel settore elettrico e dell’idrogeno, rispetto a quello petrolifero: oggi è 5 volte superiore ai 3.5 posti di lavoro creati per ogni milione di euro aggiunti (dati 2017).

L’analisi tecnica è il risultato di un lavoro in team condotto dalla società di consulenza Cambridge Econometrics, da Element Energy e dal centro di ricerca CERTeT dell’Università Bocconi. Oltre a minimizzare l’esposizione dell’Italia alla volatilità del prezzo del petrolio, la transizione verso la mobilità elettrica massimizza il mercato nazionale delle rinnovabili, in particolare energia solare ed eolica, aumentando la sicurezza strategica italiana. I vantaggi interessano però più campi, avendo impatti positivi sia sulla crescita economica sia sui consumi, oltre che sulla salute dei cittadini, così come sugli investimenti nelle reti e nelle infrastrutture di ricarica.

Col taglio delle attuali importazioni nazionali di petrolio (15.9 milioni di prodotti raffinati nel 2017), il risparmio cumulato previsto per il 2030 ammonta a 21 miliardi di euro. Entro il 2050 la quota salirebbe a 377 miliardi, con un potenziale sostegno alla ripresa della bilancia commerciale italiana. Grazie allo sviluppo di mezzi per uso urbano efficienti e di piccole dimensioni, i costruttori italiani di automobili hanno inoltre la possibilità di tornare all’avanguardia in Europa, recuperando competitività. I costi di acquisto maggiori, in fase di transizione, sono compensati da costi di manutenzione inferiore (con un risparmio stimato in 917 euro all’anno entro il 2030, anno in cui il costo totale di proprietà di un’auto elettrica di piccole dimensioni è previsto diventi inferiore a quello di un’auto con motore a combustione interna).

Dal punto di vista dell’inquinamento atmosferico, lo studio sostiene che l’abbattimento delle emissioni NOx e PM sarà rispettivamente del 50% e del 63% rispetto ai livelli 2017, avvicinandosi allo zero nel 2050 con 2000 casi in meno di cancro ai polmoni e 12.600 in meno di bronchite cronica. L’analisi dei dati sulla salute, curata da CERTeT, rappresenta una delle principali novità di Fuelling Italy’s Future. Per sostenere la transizione occorrono però 3 miliardi di euro da investire in infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici entro il 2030. Anche la politica dovrà fare la sua parte per il conseguimento di questi risultati. Oltre a interventi mirati nel settore energetico, serve infatti un piano per la formazione e riconversione delle competenze nel settore automotive.

Con Enel, la mobilità elettrica è già sostenibile. 

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