Tecnologia: inclusione, progresso sociale, economico e ambientale

Pubblicato il mercoledì, 15 settembre 2021

“Il progresso tecnologico è inarrestabile. È quindi inutile opporvisi: bisogna piuttosto tentare di assecondarlo, abbracciando il cambiamento e trasformandoci a nostra volta”. Per una transizione giusta, che non lasci indietro nessuno, è l’unica strada da seguire secondo Cecilia Ferranti, Responsabile Comunicazione Italia, intervenuta durante il Festival della Comunicazione di Camogli.

È possibile trovare una sintesi tra i concetti di sostenibilità, inclusività e sviluppo tecnologico? Questo l’interrogativo al centro dell’incontro Tecnologia: inclusione, progresso sociale, economico e ambientale, tenutosi venerdì 10 settembre nella cornice della manifestazione ligure e moderato da Furio Garbagnati (Weber Shandwick Italia), a cui abbiamo partecipato insieme a Maurizio Decollanz (IBM) e alla giornalista Cristina Sivieri Tagliabue.

“Partiamo dal presupposto che la tecnologia in sé non è né buona né cattiva – spiega Ferranti – ma ognuno di noi, almeno una volta nella vita, si è trovato di fronte a piccole sfide che in un primo momento ci hanno visto irrigidirci. La tecnologia infatti è entusiasmo, ma può essere anche fatica, perché richiede spirito di adattamento”. Un tema dibattuto da secoli: dalla rivoluzione industriale a quella digitale dei giorni nostri, la tecnologia è in certi casi vista con diffidenza per il suo effetto potenzialmente segmentante e per gli impatti negativi che può avere sul lavoro dell’uomo. “È tuttavia fondamentale mantenere un atteggiamento non preclusivo per permettere alla tecnologia di essere accessibile e inclusiva, e così diventare progresso. Tutte le innovazioni tecnologiche forti, alla fine, hanno portato a un miglioramento” ricorda Ferranti, riportando a titolo di esempio le evidenze dello studio Just E-volution 2030 condotto nel 2019 dal nostro Gruppo in collaborazione con The European House - Ambrosetti, che dimostrava gli impatti positivi della transizione energetica su occupazione e PIL.

Questa evoluzione ha risvolti diretti per chi, come noi, racconta ogni giorno la trasformazione in corso, poiché impatta inevitabilmente anche sulla comunicazione, intesa come insieme di contenuti e di strumenti con cui veicoliamo i nostri messaggi: rimodularla per rispondere alle nuove esigenze delle persone e ai loro desiderata è una sfida molto stimolante, perché la tecnologia “ha raggiunto un livello di sofisticazione talmente alto che ci permette di rendere la comunicazione a misura d’uomo, andando incontro ai bisogni di un’audience sempre più esigente, soprattutto sui temi della sostenibilità”.

Oggi più del 50% dei consumatori vuole relazionarsi con aziende che danno valore all’ambiente, per cui la sostenibilità non è più una questione di benefit di prodotto ma deve diventare il vero e proprio cuore del business. “Le persone non si accontentano più di avere un prodotto sostenibile, ma vogliono vedere la sostenibilità, la vogliono toccare con mano” spiega Ferranti. Comunicare contenuti che parlano di sostenibilità, dunque, non basta più; dallo storytelling si passa allo story-doing: è fondamentale adottare una vera e propria strategia legata al tema e quindi essere sostenibili dando risposte concrete e offrendo contenuti di valore per le persone.

In un ambito come quello della transizione energetica, quindi, per permettere alla tecnologia di diventare progresso è necessario uno sforzo comune e una grande capacità di adattamento e trasformazione perché, come ricorda Cecilia Ferranti, “tutto dipende dal suo utilizzo e dalla sua applicazione, che deve essere più inclusiva possibile. L’innovazione non va subita, ma cavalcata”.

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