In viaggio contro il cyberbullismo

Pubblicato il giovedì, 8 febbraio 2018

“Il nostro ruolo di braccio filantropico dell’azienda Enel è quello di valorizzare le esperienze che nascono dal dialogo tra associazioni, istituzioni e il mondo della scuola. La scuola, nella nostra esperienza, non è solo il luogo dove intercettare le emergenze, ma lo spazio di relazione dove guidare nel percorso giusto chi vive un momento di solitudine e difficoltà”

– Novella Pellegrini, Segretario Generale Enel Cuore Onlus

Una presenza attiva sul territorio

La scelta di investire in un mezzo mobile raggiunge due obiettivi: permette di essere costantemente presenti sul territorio, ma offre anche una risposta sul campo non semplicemente emotiva. Il camper è infatti uno strumento di crescita della consapevolezza che aiuta a sviluppare i principi di sostenibilità ormai fatti propri da Enel in ogni suo ambito d’azione. Al mattino è prevista la sosta nei pressi delle scuole per coinvolgere gli studenti in attività di discussione e partecipazione attiva. Nel pomeriggio si trasferirà nelle piazze o nei centri di aggregazione giovanili, fornendo servizi di counselling, di prima assistenza e di supporto psicologico. Se richiesto nei casi più gravi, come ha sottolineato il Direttore Centrale delle Specialità della Polizia Roberto Sgalla, l’assistenza potrà avvalersi anche del contributo della Polizia Postale. 

“La Polizia Postale e delle Comunicazioni si occupa, tra l’altro, di diffondere una cultura della sicurezza in Rete e di fare in modo che Internet possa essere vissuta da tutti, a partire dai banchi di scuola, come un’opportunità e non come un pericolo”

– Roberto Sgalla, Direttore Centrale delle Specialità della Polizia di Stato

I risultati dell’indagine sul cyberbullismo

Anna Maria Giannini, docente della Facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma, ha inquadrato il fenomeno del cyberbullismo giovanile in Italia presentando un dettagliato studio condotto su 1342 ragazzi fra i 14 ed i 19 anni. Lo smartphone è risultato il mezzo digitale più comune per la condivisione di foto, video e messaggi, essendo utilizzato dal 93% del campione in abbinamento ai principali social network o come accesso a Internet. Solo il 2% usa device elettronici per studio o per lavoro. Un ragazzo su tre rende accessibile a tutti il materiale condiviso, benché più della metà sia consapevole della sua possibile viralizzazione, mentre il 20% non riconosce affatto la gravità della trasgressione sul web.

Emblematiche le indicazioni emerse di fronte alla presentazione del caso di una ragazzina di 16 anni che, tradita dal suo compagno, ha deciso di creare un falso profilo social per attaccarlo insieme ad altri amici. Il 18% degli intervistati ha ritenuto giustificabile il comportamento della ragazza, nonostante l’83% consideri grave insultare e ridicolizzare qualcuno. Il 60% è pronto ad ammettere che una simile situazione sia del tutto possibile, ignorando che l’avvio di una campagna di attacco finisce per portare spesso alla perdita di controllo della situazione. In sostanza i ragazzi adottano un meccanismo psicologico “a doppio sistema”: mostrano di conoscere le regole e la loro applicabilità, ma usano poi meccanismi giustificatori che portano al disimpegno morale.

Anche le figure d’autorità non sono considerate un vero punto di riferimento: 7 ragazzi su 10 ritengono che le vittime del cyberbullismo debbano parlare solo con amici. Proprio quest’ultimo dato, come sottolineato dalla Presidente nazionale del Moige Maria Rita Munizzi, è alla base del progetto di informazione e prevenzione, tenuto anche conto che oggi i giovani stanno abbandonando Facebook proprio per sottrarsi al controllo digitale dei loro genitori o di altri adulti.

“La tutela dei minori online e offline è un atto di responsabilità collettiva che auspichiamo condivisa e supportata non solo dai genitori, ma anche dagli operatori economici, così come dalle istituzioni centrali e territoriali”

– Maria Rita Munizzi, Presidente nazionale Moige

L’ “effetto schermo” e il ruolo degli adulti

Il cosiddetto “effetto schermo”, che consiste nella rimozione di ogni limite grazie alla possibilità di avere il mondo intero a portata di un clic e di pensarsi al sicuro perché a distanza dalla realtà, non è solo un fenomeno legato al cyberbullismo. La proliferazione della pornografia, unita a quella delle fake news, espone anche il mondo degli adulti al logoramento dei rapporti sociali. Prendendo le mosse da una recente dichiarazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, secondo cui senza senso di comunità si arriva alla violenza, sono stati evidenziati i rischi di elaborare risposte senza aprirsi a un vero dialogo con l’altro. Pensare di avere in mano lo soluzione ai problemi, semplicemente perché adulti, può infatti esacerbare lo scontro generazionale, anziché ricomporlo.

Su questo punto hanno insistito le due testimonial del progetto, le attrici Gaia De Laurentiis e Maria Luisa De Crescenzo, portando esempi legati alla propria esperienza personale. Anche Roberto Sgalla ha messo in guardia dal trattare il tema senza il supporto di strumenti d’analisi concreti, come appunto l’indagine presentata a Roma: proprio per la natura difficilmente controllabile del fenomeno, esistono molte sfumature e implicazioni che rendono complessa persino l’applicazione della legge 71/2015, nella quale sono raccolte le disposizioni a tutela dei minori dal cyberbullismo.

Per circoscrivere sempre meglio il contesto operativo, Gastone Nencini, country manager di Trend Micro Italia, ha indicato come fondamentale uno sforzo sia sul piano legislativo sia tecnologico. 

“È compito di noi adulti fornire gli strumenti adatti per evitare i pericoli. Per Trend Micro essere una multinazionale della sicurezza informatica non significa solamente vendere software, ma fornire gli strumenti tecnologici adatti per rendere il web un luogo sicuro e formare i cittadini digitali del futuro”

– Gastone Nencini, country manager Trend Micro Italia

Dai dati raccolti dalla Polizia Postale emerge un forte divario fra il numero totale di casi trattati (dove i minori sono vittime di reato) e quello delle effettive denunce all’autorità giudiziaria: 354 contro 39. I fenomeni presi in considerazione riguardano lo stalking, la diffamazione online, le ingiurie insieme a minacce e molestie, oltre al furto di identità digitale sui social network e la diffusione di materiale pedopornografico.

Per lanciare subito un segnale a livello nazionale, il tour di sensibilizzazione contro il cyberbullismo ha scelto come prima tappa l’Istituto superiore di Santa Maria a Vico, in provincia di Caserta, dove si è verificato un grave episodio di aggressione a una docente da parte di un minore.

Da qui comincerà anche la nuova campagna di formazione dei 500 giovani ambasciatori che, al Safer Internet Day di Roma, sono stati rappresentati da alcuni alunni dell’Istituto comprensivo Francesco Morano di Caivano e dalla loro dirigente scolastica Eugenia Carfora

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