Girls in ICT, verso le professioni dell'innovazione

Pubblicato il lunedì, 7 maggio 2018

“Siamo all’inizio della quarta rivoluzione industriale e due terzi dei lavori del futuro sono collegati con le materie STEM: ha senso che metà della popolazione si precluda questa possibilità?”

– Carlo Bozzoli, Responsabile Global Digital Solutions di Enel

Con questa domanda Carlo Bozzoli ha aperto l’evento del 3 maggio, organizzato in collaborazione con JA Italia ed ELIS, che ha coinvolto e ospitato all’Auditorium di viale Regina Margherita tante studentesse tra i 16 e i 25 anni.

Le classifiche del gender gap

I numeri del nostro Paese sono preoccupanti. Li hanno ricordati Monica Parrella, coordinatrice dell’Ufficio per gli interventi in materia di parità e pari opportunità alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e Tindara Addabbo, docente presso il Dipartimento di Economia “Marco Biagi” dell’Università di Modena e Reggio Emilia. “Non è un problema solo italiano ma è anche italiano, anzi è soprattutto italiano se siamo ultimi per occupazione femminile in Europa dopo la Grecia” ha spiegato Parrella, ricordando che nel nostro Paese meno della metà delle donne in età da lavoro ha un’occupazione.

Un’occhiata alla popolazione universitaria è sufficiente per toccare con mano il divario di genere: le donne rappresentano il 78 per cento degli iscritti alle lauree umanistiche e solo il 37 per cento delle scientifiche. Un gap che, tra il 2006 e il 2015, è addirittura aumentato: oggi le donne sono appena il 13 per cento della forza lavoro impiegata nell’ICT italiano.

Non è un problema solo di opportunità di carriera. La mancanza di laureate, e quindi di professioniste, nei settori tecnico-scientifici si traduce in un’enorme perdita di ricchezza. “Se le donne fossero occupate nell’ICT quanto gli uomini il Pil europeo aumenterebbe di 9 miliardi l’anno”, ha spiegato Addabbo, mentre Bozzoli ha ricordato che sono 850 mila i posti di lavoro scoperti in Europa, competenze che le aziende cercano e non trovano.

“Alle giovani donne che stanno scegliendo il percorso di studi, consiglio lauree STEM: le capacità logiche che si apprendono unite alla tenacia e alla consapevolezza che non è necessario essere perfetti, aprono la strada ad un futuro soddisfacente”

– Francesca Di Carlo, Direttore Risorse Umane e Organizzazione di Enel

Francesca Di Carlo ha anche invitato le ragazze presenti a “imparare a cavalcare questa società, non a subirla”. Un appello al quale ha fatto eco un’altra top manager, l’Amministratore Delegato di Sap Italia Luisa Arienti, appassionata di letteratura greca ma laureata in fisica. “C’è un estremo bisogno di portare il vostro essere donna nel nuovo mondo, quello del machine learning e dell’intelligenza artificiale, altrimenti il nuovo mondo sarà una replica del vecchio: creare un mondo migliore è un vostro diritto e un vostro dovere”.

Si può fare: le storie di successo

Le storie raccontate in prima persona al Girls in ICT Day hanno confermato non solo che per le ragazze un altro futuro è possibile, ma che è già qui tra noi. Storie interne a Enel, come quella di Lea Tarchioni, Responsabile Personale e Organizzazione Italia, che è stata per quattro anni all’università “l’unica ragazza a seguire i corsi di ingegneria”, un indirizzo di studi che le ha aperto molte porte e opportunità diverse: “Da donna tecnologica sono diventata una donna delle risorse umane, senza trascurare i miei hobby e mortificare il mio lato femminile”.

“What’s your Power? Creatività unita a logica e strutturazione: Pink Power!”

– Lea Tarchioni, Responsabile Personale e Organizzazioni Enel Italia

Ma anche storie esterne al nostro Gruppo. Come quella di Chiara Russo, CEO e fondatrice di Codemotion, che per anni si è sentita rivolgere la stessa domanda - “una ingegnere donna?” - e oggi guida una startup presente in 6 Paesi, composta per l’80 per cento da donne, grazie alla quale la tecnologia diventa divertente, creativa e appassionante. O come la storia di Valeria Cagnina, 17enne di Alessandria, che a 11 anni ha creato il primo robot guardando tutorial su YouTube, a 15 ha trascorso l’estate al MIT di Boston e a 16 ha creato una scuola di robotica per bambini e adulti. Un entusiasmo trascinante, quello di Valeria, secondo la quale niente è impossibile e che al “yes, but” preferisce il “why not”.

Approccio perfetto per questa giornata pensata da Enel proprio per “ribaltare le statistiche”, come ha spiegato Bozzoli: invertire il trend, dimostrando che tecnologia e scienza sono amiche delle ragazze e viceversa. E se la scuola spesso non aiuta, anzi conferma gli stereotipi di genere e non offre modelli di ruolo diversi, le aziende possono fare molto per colmare il gap. Come Enel, dove la diversity da molti anni è un valore e nel 2017 un nuovo assunto su tre era donna. Giovani laureate in ingegneria, informatica e scienze statistiche che un Gruppo ad alto tasso tecnologico e di innovazione come il nostro riesce a valorizzare. Come è successo a Giulia Brandetti, Arianna Di Luzio, Angela Italiano e Mariá Possobom Rodrigues da Rocha, che hanno raccontato in prima persona la loro esperienza nel Gruppo, in settori nuovi, dalla data analysis alla cybersecurity. Un possibile modello per le tante studentesse presenti, messe alla prova anche dal digi-quiz sulla tecnologia presentato da Chiara Burberi, presidente e CEO della piattaforma di education Redooc, insieme al responsabile Innovability di Enel Ernesto Ciorra.

L’importante è non avere paura di rischiare, hanno ripetuto molte relatrici. “Rimpiangerete solo le cose che non avete osato fare” ha concluso Nicoletta Rocca, Responsabile Personale e Organizzazione di Global Digital Solutions.

Un rimpianto mai vissuto da Ada Lovelace, che già duecento anni fa ha deciso di seguire solo la propria passione e che ancora oggi continua a ispirare le nuove generazioni di donne.

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