Una filosofia per salvare il Pianeta

Pubblicato il venerdì, 8 maggio 2020

Quali sono le responsabilità dell’uomo nei confronti del Pianeta? Qual è il rapporto tra etica e scienza? E quale ruolo deve giocare la filosofia in un tempo dominato dall’incertezza?

Partito alla fine di ottobre, molto prima dell’emergenza Covid-19, il ciclo di incontri “A tu per tu con la filosofia organizzato dal nostro Gruppo ha cercato di dare risposta a una serie di domande che la pandemia ha reso ancora più attuali e stringenti.

Due i filoni tematici che sono stati affrontati: il rapporto tra filosofia e responsabilità, sviluppato dal professor Emidio Spinelli, docente di Storia della filosofia antica alla Sapienza di Roma e Presidente della Società Filosofica Italiana; e quello tra filosofia e fiducia, illustrato dal professor Gaspare Polizzi, Presidente d’onore della storica sezione di Firenze della Società Filosofica Italiana.

Tutti gli incontri sono stati moderati da Marco Deriu, pedagogista e counsellor. Inizialmente ospitati nel nostro Auditorium, l’iniziativa si è chiusa con due webinar trasmessi in diretta streaming.  

La biosfera e le responsabilità dell’uomo

“Cosa fa un filosofo al tempo del coronavirus?” è stata la domanda che si è posto Spinelli spiegando che lo specialismo disciplinare non è sufficiente ad affrontare la responsabilità nei confronti della questione ambientale ma che occorre lo sviluppo di un pensiero critico.

Lo studioso ha ripercorso l’evoluzione del concetto di responsabilità nella storia, soffermandosi in particolare sul pensiero del filosofo tedesco Hans Jonas. Il drammatico cambiamento climatico che ha investito il Pianeta ci chiede un ripensamento dei fondamenti dell’etica: occorre una nuova forma di “ragion pratica” che, a partire dal dover essere kantiano, arrivi all’uomo di oggi, il cui esercizio della libertà individuale trovi il proprio limite nel rispetto dell’universo che lo circonda. Questo comporta l’esigenza di “premiare una serie di comportamenti virtuosi che funzionino anche sul piano della comunicazione”, ha spiegato Spinelli che ha aggiunto un esempio: “Prendiamo i prezzi delle uova da galline allevate a terra rispetto a quelle allevate in batteria: serve un intervento per allineare le due fasce di prezzo in modo da stimolare gli acquisti in una direzione più rispettosa dell’ecosistema”.

Il Pianeta titolare di diritti

Polizzi, invece, ha individuato come punto di partenza la “crisi di futuro” che attraversa la nostra epoca, troppo concentrata a rimpiangere il passato piuttosto che a ragionare in modo proattivo su un nuovo “mondo possibile”. Il primo passo da compiere è riaprire un dialogo con la natura. Partendo dal pensiero del filosofo francese Michel Serres, lo studioso ha indicato la strada di una soluzione all’altezza del presente e che sappia guardare lontano: una nuova filosofia politica più consapevole della natura intesa come “Biogea”.

“Il problema del limite ha attraversato tutta la storia del pensiero: la tutela giuridica della Biogea è un problema che l’Onu deve affrontare”. Quando è nata, nel 1946, l’Organizzazione mondiale della sanità ha stabilito che la salute è un problema sociale, psicologico e ambientale e dipende anche dalla relazione che il singolo stabilisce con il mondo che lo circonda.

Serres auspicava la costituzione di una nuova istituzione mondiale sovranazionale, la WAFEL (acronimo di Water, Air, Fire, Earth, Life), guidata da uomini che, per competenze scientifiche, giuridiche e politiche, potessero garantire una pace globale. Oggi esistono istituzioni mondiali e iniziative che vanno nella stessa direzione, come il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change - IPCC) e l’Agenda 2030 dell’Onu con i suoi Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), che il nostro Gruppo ha messo al centro della propria strategia e del proprio modello di business

Citando il saggio su La guerra mondiale di Serres, Polizzi ha evocato un celebre quadro di Francisco Goya, “Duello rusticano”, dove i duellanti si sfidano affondando i piedi nella palude. “Ci dimentichiamo che esiste una terra della quale stiamo consumando sempre più risorse, e in questa guerra con il mondo siamo nelle sabbie mobili come in quel quadro”.

Un nuovo rapporto tra scienza e filosofia

La scienza può aiutarci a costruire un nuovo “contratto” con la natura. “Anche questo ciclo epidemico è legato alla nostra totale incomprensione della natura che ci circonda e al nostro rapporto con essa” ha spiegato Polizzi.

Negli ultimi trenta-quarant’anni il ritmo delle epidemie è aumentato, come racconta il libro Spillover di David Quammen. “Quindi se non vincessimo la sfida della biosfera rischiamo di scomparire dalla faccia della terra”, ha aggiunto Spinelli. “Ma la scienza non può essere autoreferenziale: questa crisi ci ha insegnato che in un mondo interconnesso ritardi, silenzi e omissioni possono determinare una tragedia”. Scienza e filosofia non sono due rette parallele destinate a non incontrarsi mai: Jonas ha parlato di “un’etica per la civiltà tecnologica”.

La paura è stato un altro tema affrontato durante gli incontri: esiste una “paura di” che paralizza l’azione, ma anche una “paura per” come stimolo al cambiamento e mezzo per trovare nuove soluzioni. Di fronte alla crisi sanitaria “la paura può essere occasione di riflessione su un cambiamento anche terribile che si può trasformare in una forza che mi consente di fare i conti con una realtà che non avevo previsto”.

La lezione del ciclo di incontri è tutta qui. Imparare a metterci più spesso “a tu per tu” con la filosofia può insegnarci a riflettere sul nostro rapporto con il Pianeta, su ciò che possiamo fare per cambiarlo, su quello che potrebbe succedere se non ne fossimo capaci.

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