Il valore dei Big Data tra etica e innovazione

Pubblicato il giovedì, 18 gennaio 2018

Big data, algoritmi, Intelligenza Artificiale sono il motore della trasformazione digitale del nostro tempo. Ma in che modo i dati possono aiutarci a prevedere le conseguenze delle nostre decisioni? E come possono renderci più consapevoli e quindi guidarci nella gestione della complessità di una umanità sempre più digitale?

È stato questo il tema del convegno “Data to Change. The Human Digital Transformation”, promosso dal Dipartimento delle Politiche Comunitarie e dall'Associazione InnovaFiducia, con il supporto di Enel, e ospitato il 15 gennaio a Roma, presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati.

L’incontro, aperto dal Ministro per le Politiche Comunitarie Sandro Gozi insieme a Felicia Pelagalli, Presidente di InnovaFiducia e fondatrice di Culture, ha fatto il punto sugli strumenti che oggi possono aiutare governi, aziende, esperti e cittadini a costruire una cultura del dato, mettendo al centro le persone e la tutela della privacy, quale requisito chiave nella progettazione delle tecnologie.

Dopo aver affrontato il tema del rapporto tra etica, Big Data e Intelligenza Artificiale, messo a fuoco negli interventi di Roberto Cingolani, Direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, e Dino Pedreschi, Professore Ordinario di Informatica all'Università di Pisa, il focus è passato sul fattore umano. L'esigenza di dare forma a un nuovo progetto umano e sociale come conseguenza dello “scollamento” prodotto dalla rivoluzione digitale nella nostra era, è stato il tema affrontato da Luciano Floridi, docente di Filosofia ed Etica dell'Informazione dell'Università di Oxford e responsabile del Digital Ethic Lab e del The Human Project for the Information Society. Citando Giacomo Leopardi, Floridi ha spiegato come tutti conosciamo i primi versi di “A Silvia” a memoria, ma quasi nessuno ricorda il resto della poesia. Lo stesso accade quando si parla di digitale: si rischia sempre di restare al primo verso. Si parla dell'importanza di queste tecnologie innovative, ma, ha osservato l'esperto, “la vera sfida oggi non è l'innovazione tecnologica ma la governance del digitale”. Di qui l'esigenza di dare un disegno al nostro progetto umano: un progetto ambizioso, capace di utilizzare il digitale a favore dell'umanità, incentivando sostenibilità e redistribuzione del valore.

Riprendendo la citazione di Leopardi, Ernesto Ciorra, direttore Innovability di Enel, ha partecipato al panel dedicato al rapporto tra dati e innovazione. “Serve una visione di speranza e quindi di futuro per far crescere l’umanità”, ha esordito ribadendo la centralità del fattore umano per lo sviluppo delle nuove tecnologie. “Il mondo dell’Intelligenza Artificiale è intrinsecamente razionale e, per questo, standard. La grandezza del cervello umano sta nel fatto che è in grado di sognare e generare innovazione imparando dai propri errori e questo è inimitabile”, ha sottolineato Ciorra. Il desiderio, la speranza, la capacità di collegare ambiti diversi, la libertà di decidere e di sognare sono peculiarità umane che permettono di far progredire le tecnologie per migliorare la vita delle persone. Il pensiero creativo.

Enel, ha quindi ricordato il direttore Innovability, ha collegato la propria strategia all'attuazione di 4 dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile definiti nell'Agenda 2030 dell'Onu, in particolare del numero 7, dedicato all'accesso universale all'energia. Uno dei mantra che guida la nostra azienda è portare energia sostenibile sul piano ambientale ed economico a tutti. Per farlo, ha proseguito Ciorra, abbiamo unito innovazione e sostenibilità per accelerare l'elettrificazione di territori e comunità: la nostra azienda infatti impiega le tecnologie digitali per ottimizzare la produzione e l’efficienza dei nostri impianti, ma anche per individuare idee e soluzioni innovative. Utilizziamo, così, strumenti di Intelligenza Artificiale per trovare startup e brevetti, analizzando milioni di tesi universitarie e documenti, con l'obiettivo di creare valore per l'azienda, per la società e per le persone, sempre a partire da un approccio sostenibile. “La tecnologia rappresenta uno strumento a cui oggi è sempre più facile accedere, ma senza la creazione di un modello di società non potrà portare vero valore”, ha concluso il direttore Innovability di Enel.

Per poter estrarre valore dai dati trasformandoli in conoscenza al servizio delle persone serve un modello di governance e la capacità di integrazione. È stato questo il tema del panel dedicato alla “Data policy.” Per leggere e analizzare l'enorme quantità di dati raccolti oggi dalla Pubblica amministrazione e dalle aziende, ha osservato Emanuele Baldacci, direttore per la Metodologia, IT e corporate statistical services di Eurostat, occorrono tecnologie, processi e algoritmi. Strumenti dietro ai quali ci sono, ancora una volta, persone che rendono realmente fruibili i dati.

In Italia, ha spiegato il commissario straordinario per la digitalizzazione Diego Piacentini, nel 2018 sarà sperimentato il Daf, acronimo di Data & Analytics Framework. Uno strumento che definisce un quadro di riferimento con linee guida tecniche per consentire a diversi uffici della P.A. di immettere i dati attraverso un unico sistema coerente. Si punta così a connettere i numerosi “silos” in cui è frammenta la pubblica amministrazione, per poter capire come costruire nuovi servizi e migliorare quelli esistenti.
I dati possono dunque essere un formidabile motore di cambiamento e valore aggiunto, ma devono essere utilizzati e analizzati attraverso modelli integrati, di qualità e con le necessarie competenze, ha osservato il presidente dell'Istat, Giorgio Alleva.

Il prossimo passo è mettere a fattore comune tutti gli strumenti che consentono di estrarre informazioni e conoscenze dai dati e creare una cultura del dato diffusa e consapevole, per guidare nel migliore dei modi questa rivoluzione digitale. Siamo solo all’inizio.

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