Women in Tech, viaggio nelle professioni del futuro

Pubblicato il venerdì, 19 aprile 2019

La quarta rivoluzione industriale è solo all’inizio, le conseguenze della robotica sono in gran parte un’incognita, il 65% dei bambini di oggi farà un lavoro che ancora non esiste. Eppure entro il 2025 nell’Unione Europea nasceranno 7 milioni di nuovi posti di lavoro nei settori tecnico-scientifici e le ragazze rischiano di perdere un’opportunità storica.

La “fotografia di un mondo che cambia” l’ha scattata Carlo Bozzoli, Direttore Global Digital Solutions di Enel, la divisione nata per gestire la trasformazione digitale del Gruppo, aprendo Women in Tech, l’evento organizzato per il quarto anno consecutivo nel nostro auditorium per aiutare a colmare il divario di genere nelle professioni STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). E che quest’anno ha preso il nome dalla challenge per le startup al femminile che abbiamo lanciato a fine novembre sulla piattaforma Open Innovability.

L’astrofisica Margherita Hack diceva che “sulla vita non c’è nulla da temere, solo da capire”. L’invito a non avere paura del futuro è stato ribadito da tutte le manager ospiti dell’evento che hanno raccontato la propria storia di successo alla folta platea di studentesse di scuole medie e superiori.

“Grazie alla rivoluzione digitale avete la possibilità di bruciare le tappe, dipende solo da voi” è stato uno dei consigli di Luisa Arienti, Amministratore Delegato di SAP Italia, mentre per Lucia Chierchia, Managing Partner di Gellify, “dovete seguire il vostro sogno” perché “la vera startup siete voi” in un mondo nel quale si dovrà continuare a studiare e saranno richieste competenze sempre più ibride. Floriana Ferrara, Master Inventor di IBM Italia, ha spiegato che dalla trasformazione digitale nasceranno professioni che oggi non conosciamo, come quelle anticipate da Marina Ruggieri, docente di telecomunicazioni all’Università di Roma “Tor Vergata”: per esempio il water and food engineer, l’ingegnere della sostenibilità delle risorse, lo human-robot educator, che faciliterà la collaborazione con i robot o, ancora, il tech-ethics engineer, che analizzerà le implicazioni etiche delle nuove tecnologie.

“Imparare sarà la vostra forma di libertà dai condizionamenti” ha aggiunto Katia Sagrafena, co-fondatrice di Vetrya, azienda con il 47% di presenza femminile, mentre Claudia Pingue, General Manager di PoliHub, l’incubatore di startup del Politecnico di Milano, ha ricordato che “per le donne l’imprenditorialità è un’opportunità, non un bisogno come per gli uomini”. Infine Monica Parrella, Direttrice generale del personale del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha ricordato che in Italia il tasso di occupazione femminile nelle professioni tecnico-scientifiche è agli ultimi posti in Europa, dopo Grecia e Malta.

L’evento si è concluso con la premiazione di Linda Serra, co-fondatrice di Work Wide Women, la piattaforma di social learning vincitrice della challenge lanciata dal nostro Gruppo. Una web community, un’app per il networking e un videogame pensati per invogliare le ragazze ad avvicinarsi al mondo tecnico-scientifico. “La diversità di pensiero è una ricchezza” ha detto il nostro responsabile Innovability Ernesto Ciorra consegnando l’assegno di 20mila dollari che supporterà la crescita del progetto.

L’incoraggiamento finale è arrivato da Nicoletta Rocca, Responsabile People and Organization di Global Digital Solutions: “Ragazze, la sindrome della principessina è una fregatura: lottate anche per le altre donne, il network funziona meglio”.

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