L’approccio Enel, un modello per i cluster tecnologici

Pubblicato il giovedì, 16 maggio 2019

Per innovare e crescere l'Italia ha bisogno di fare sinergia, rafforzando la collaborazione tra pubblico e privato sia al proprio interno sia a livello europeo. È con questo obiettivo che si è deciso di rilanciare il sistema dei cluster tecnologici nazionali come strumento per accelerare i processi di innovazione e aumentare la competitività industriale del sistema Paese.

Il tema è stato al centro dell'evento “I cluster tecnologici italiani: la piattaforma strutturale di collaborazione”, organizzato il 14 maggio dal ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (Miur) e da Confindustria, con la partecipazione, tra gli altri, del Direttore generale dell'associazione degli industriali Marcella Panucci, del Viceministro del Miur Lorenzo Fioramonti, del Sottosegretario allo Sviluppo Economico Andrea Cioffi e dei responsabili per l'innovazione delle principali aziende partecipate italiane, tra cui Ernesto Ciorra, nostro Direttore Innovability.

L'incontro è stato dedicato alla presentazione dei 12 cluster tecnologici nazionali, delle attività finora realizzate e dei piani di azione per il futuro.

I cluster sono reti di soggetti pubblici e privati che operano sul territorio nazionale in settori quali la ricerca industriale, la formazione e il trasferimento tecnologico. Funzionano da catalizzatori di risorse per rispondere alle esigenze del territorio e del mercato e per coordinare e rafforzare il collegamento tra il mondo della ricerca e quello delle imprese, con il coinvolgimento delle Pmi e delle più importanti aziende nazionali. Ciascun cluster fa riferimento a uno specifico ambito tecnologico e applicativo ritenuto strategico per l'Italia.

Agli otto cluster creati nel 2012 – Aerospazio, Agrifood, Spring, dedicato alla chimica verde, Fabbrica Intelligente, Mobilità Sostenibile, Ambienti di Vita, dedicato all'invecchiamento attivo, Alisei, per la bioeconomia, la farmaceutica e i dispositivi medici, Smart Cities & Communities – se ne sono aggiunti di recente altri quattro: Energia, Made in Italy, Blue Growth, focalizzato sull'economia del mare, e Cultural Heritage.

“Penso che i cluster siano importantissimi – ha detto Ciorra nel suo intervento – ma anche che siano un tassello per creare un'identità nazionale forte che vada a cooperare almeno con altri istituti di ricerca europei. Altrove strumenti simili hanno funzionato brillantemente – prosegue il Direttore Innovability – grazie a due condizioni culturali. La prima è l'umiltà: anche la più grande azienda deve pensare che ha bisogno delle piccole startup, dei ricercatori che stanno fuori e di fare network. La seconda è la volontà di cedere parte del proprio potere di gestione aziendale: possiamo definire l'inizio della nostra strategia ma poi dobbiamo condividerlo con gli ecosistemi in cui ci troviamo. Se nascono nuove tecnologie, dobbiamo cambiare la nostra strategia”.

Secondo Ciorra solo con queste premesse diventa possibile “definire una governance dei cluster che abbia obiettivi chiari, strumenti di misurazione di questi obiettivi, azioni a cui associare i cluster, dotazioni economiche e persone di talento”.

Se i cluster, ha concluso il Direttore Innovability, “diventano degli strumenti per trovare idee, progetti di cui può beneficiare il Paese, e che hanno un impatto su energia, mobilità e Internet of Things, noi siamo ben aperti a collaborare, a dare fondi per lavorare su queste idee”. Un approccio Open Innovability che Enel ha messo da tempo al centro del proprio modello di business.

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