“Alleva la speranza”, il crowdfunding per il Centro Italia

Pubblicato mercoledì, 22 gennaio 2020

Il crowdfunding per ridare energia al territorio

Il 30 novembre 2018 a Roma, abbiamo firmato con Legambiente l’accordo che ci vede partner dell’iniziativa per due anni e punta a sostenere le realtà produttive che vogliono rimanere nei territori colpiti dal terremoto del 2016. La campagna di raccolta fondi, ha spiegato il presidente di Legambiente Stefano Ciafani, vuole essere un aiuto concreto per queste aziende, per evitare la desertificazione imprenditoriale e lo spopolamento dell’area.

“In questi territori le imprese di allevamento e di trasformazione di prodotti di straordinaria qualità sono veri e propri presidi civili, che hanno bisogno del sostegno di tutto il Paese per continuare a vivere, insieme alle comunità di cui fanno parte.”

– Stefano Ciafani, presidente Legambiente

L’impegno di Enel nell’iniziativa, ha spiegato Claudio Fiorentini responsabile dei rapporti con Associazioni e stakeholder di Enel, rappresenta il legame che da sempre ci avvicina alle realtà locali del nostro Paese.  

“Radici, è una delle parole che contraddistinguono questa iniziativa: evoca l’ambiente montano, la campagna, le radici delle persone e delle aziende che operano sul territorio, ma anche della nostra azienda che da più di cinquant’anni è sul territorio con una costante attenzione per tutte le parti sociali che qui vivono e lavorano.”

– Claudio Fiorentini, responsabile del rapporto con associazioni e stakeholders di Enel

Ci sono anche altre due parole, ha aggiunto Fiorentini, che descrivono il progetto. Una è resilienza, come quella dei primi otto allevatori coinvolti nel progetto, con il loro attaccamento al territorio. L’altra è ecosistema, inteso come l’insieme di tutti gli attori che lavorano fianco a fianco per far ripartire lo sviluppo locale.

I primi otto allevatori: raccolte concluse

Amelia, Alessia, Teresa, Silvia, Alba, Arianna, Fabio e Pietropaolo sono gli otto allevatori del Centro Italia che hanno inaugurato questo percorso. Persone che, raccontando la passione per la propria terra e l’impegno quotidiano nel proprio lavoro, ci invitano a credere nel futuro.

Obiettivo raggiunto per Amelia di Casale Nibbi

Le prime due fasi della campagna, lanciata a novembre 2018, si sono concluse grazie al contributo di oltre 400 donatori: in totale sono stati raccolti 133.500 euro che i beneficiari utilizzeranno per rilanciare le proprie attività. I fondi sono destinati alla ricostruzione delle stalle di Silvia Bonomi a Ussita (Macerata) e di Amelia Nibi ad Amatrice (Rieti), all’acquisto dei macchinari per le aziende di Teresa Piccioni nel Teramano e di Alessia Brandimarte a Norcia (Perugia), alla ristrutturazione dell’agriturismo di famiglia di Arianna Veneri, sempre a Norcia, alla trasformazione in bio dell’azienda di allevamento di Alba Alessandri a Pieve Torrina (Macerata). Grazie alla raccolta, inoltre, Fabio Fantusi potrà realizzare un’area attrezzata tra i paesaggi dei Monti Sibillini e i Monti della Laga, per favorire il ritorno dei turisti ad Amatrice, mentre Pietropaolo Martinelli potrà acquistare nuovo bestiame per rilanciare la produzione del famoso pecorino di Farindola.

La terza fase

Il 12 dicembre 2019 è stata lanciata la terza fase della campagna dedicata a quattro nuovi beneficiari.

Con i fondi raccolti, Valentina Capone vorrebbe dedicarsi stabilmente all’apicoltura  e realizzare un laboratorio per la smielatura nell’azienda di famiglia a Bagnolo ad Amatrice (Rieti), Simone Vagni intende acquistare macchinari per l'alimentazione degli animali allevati allo stato brado a Cascia (Perugia), migliorando la qualità e la quantità di lavoro; Angela Catalucci, che da due anni è rimasta sola con tre figli, vorrebbe puntare tutto su un allevamento ovino ad Acquasanta Terme (Ascoli Piceno), mentre Massimo Pierascenzi sogna di ricostruire il fienile per avviare un nuovo allevamento a Valle Castellana (Teramo).

Sostieni anche tu “Alleva la Speranza"

Valentina Capone

Vorrei realizzare un laboratorio per la smielatura e metterlo a disposizione di altri produttori locali

Massimo Pierascenzi

Vorrei ricostruire il fienile usando solo il legno per rispettare l’ambiente del Parco del Gran Sasso e riavviare l’allevamento

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