I lavori green del futuro

Pubblicato venerdì, 6 maggio 2022

Cosa sono i green job

Ecco quindi che i mestieri strettamente legati all’ambiente e all’economia circolare, sono destinati ad acquisire una posizione sempre più centrale tra i lavori del futuro, sulla scia di un’accelerazione che è già in corso anche in Italia. Secondo il rapporto annuale GreenItaly 2021, redatto dalla Fondazione Symbola in collaborazione con Unioncamere, nel quinquennio 2016-2020 sono state oltre 441.000 le aziende che hanno deciso di investire in tecnologie e prodotti green, per una percentuale pari al 21,4% del totale. Inoltre, il rapporto prevede che nel periodo 2021-2025 il 38% del fabbisogno di professioni richiederà competenze green con importanza elevata (per un totale di circa 1,3-1,4 milioni di occupati).

Ma che cosa sono (e saranno) esattamente i green job? A formulare una definizione precisa è la International Labour Organization (ILO), l’agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella promozione della giustizia sociale e dei diritti umani, con particolare riferimento al mondo del lavoro. Secondo l’ILO, i green job sono l’insieme di quelle professioni che “contribuiscono a preservare o restaurare l’ambiente, sia in settori tradizionali come quello manifatturiero e delle costruzioni, sia in nuovi settori green emergenti come le energie rinnovabili e l’efficientamento energetico”. Una definizione generale che lascia spazio a un gran numero di potenziali lavori green. Vediamo meglio quali.

I criteri per la definizione di un lavoro green

Sulla base delle indicazioni dell’ILO, i green job dovrebbero contribuire al raggiungimento di cinque obiettivi fondamentali: migliorare l’efficienza energetica e delle materie prime; limitare le emissioni di gas serra; ridurre al minimo l’inquinamento e i rifiuti; proteggere e restaurare gli ecosistemi; supportare l’adattamento agli effetti del cambiamento climatico. Inoltre, sebbene molte imprese lavorino con l’obiettivo finale di produrre beni o servizi vantaggiosi per l’ambiente (per esempio edifici ecologici o mezzi di trasporto sostenibili) spesso i processi produttivi e le tecnologie alla loro base sono tutt’altro che “verdi”. Quindi i green job, per essere definiti tali, devono contribuire anche a rendere più ecofriendly tutta la filiera produttiva, per esempio riducendo il consumo di acqua, migliorando lo smaltimento dei rifiuti e così via.

I lavoratori green del futuro non saranno solo operai o tecnici specializzati, ma anche figure più strettamente manageriali, capaci di valorizzare risorse e progetti improntati alla sostenibilità e alla tutela dell’ambiente. Il rapporto GreenItaly individua le seguenti professioni come quelle a maggiore sviluppo di competenze green:

  • muratore green;
  • responsabile vendite a marchio ecologico;
  • riparatore di macchinari e impianti;
  • installatore di reti elettriche a migliore efficienza;
  • informatico ambientale;
  • esperto di marketing ambientale;
  • ecodesigner;
  • esperto in gestione dell’energia;
  • certificatore della qualità ambientale;
  • installatore di impianti di condizionamento a basso impatto ambientale.
     

Ma quali saranno, più in dettaglio, le competenze richieste?

Drone telecomandato vola su un campo coltivato - Enel.it

Lavorare nella green economy

I profili richiesti nella filiera green coprono un ampio spettro di formazione e competenze, in continua e rapida evoluzione. Un ruolo essenziale, per esempio, è e sarà giocato dalle competenze digitali: il settore della green economy non può più prescindere dalle nuove frontiere dell’innovazione, che vanno dall’automazione e la sensoristica all’intelligenza artificiale, fino alla realtà aumentata e all’Internet of Things (per citarne solo alcune). Si tratta di componenti ormai fondamentali sia per la costruzione e il monitoraggio di strutture di produzione di energia pulita (basti pensare ai parchi fotovoltaici), sia per l’analisi dei dati in ambito agricolo e ambientale, che necessitano dell’apporto di esperti informatici e data scientist.

Ma le competenze tecnologiche non sono certo le uniche a caratterizzare i green job. Un altro ambito chiave è quello economico-finanziario. Gran parte delle aziende dovrà infatti dotarsi della consulenza di project manager che abbiano la capacità non solo di promuovere l’utilizzo di prodotti finanziari “verdi” (si pensi per esempio ai green bond), ma anche di favorire una gestione delle risorse più efficace e con il minimo impatto sull’ambiente. Saranno poi necessari anche profili giuridici, senza contare un tema sempre più centrale oggigiorno, ossia l’alimentazione: ecco quindi che figure come gli “chef sostenibili”, attenti alla provenienza e alla valorizzazione delle materie prime, assumeranno un ruolo molto importante in futuro.

Un altro settore fondamentale che già oggi include numerosi green job è poi naturalmente quello della mobilità sostenibile: anche qui, l’apporto dei nuovi professionisti non dovrà limitarsi solo alla parte tecnologica, che punta a ridurre le emissioni e all’ideazione di sistemi energetici più efficienti, ma dovrà al contempo favorire l’adozione di stili di vita più sani e sostenibili da parte della popolazione, obiettivo che chiama in causa la necessità anche di formatori ed esperti di comunicazione.

Il nostro Gruppo in cerca di talenti

Come leader mondiale nelle energie rinnovabili, il nostro Gruppo è in prima linea nell’offerta di lavori green, oltre a favorire la formazione e l’aggiornamento di chi già lavora con noi, in una direzione che coniuga sempre più sostenibilità e innovazione tecnologica.

Aprendoci al territorio e alle comunità in cui siamo presenti, abbiamo lanciato diversi percorsi di formazione che puntano a educare i giovani ai green job e a favorire l’inserimento nel mercato del lavoro sostenibile. Tra questi percorsi c’è il programma Energie per Crescere, in collaborazione con il centro di formazione ELIS, che nel corso del biennio 2022-2023 selezionerà e formerà su tutto il territorio nazionale 5.500 giovani, da inserire successivamente nelle aziende che lavorano con il nostro Gruppo allo sviluppo delle infrastrutture di reti elettriche (settore cruciale per la transizione energetica). Il progetto School4Life, realizzato sempre con la partnership di ELIS, coinvolge invece 800 studenti di 25 scuole italiane con l’obiettivo di orientare i ragazzi verso i mestieri del futuro e prevenire l’abbandono scolastico.

Il futuro, le opportunità del PNRR

La transizione ecologica in corso non è naturalmente priva di ostacoli da superare. Sempre nell’ultimo rapporto GreenItaly sono stati presentati i risultati di una recente rilevazione, condotta tra le imprese industriali e terziarie, che individua le principali barriere all’introduzione di investimenti green in azienda: tra queste, l’eccessiva burocrazia, le poche informazioni sulle agevolazioni pubbliche a supporto degli investimenti e sui loro effetti positivi, le risorse economiche insufficienti, ma anche (per il 15,6% delle imprese interpellate) la difficoltà a trovare professionalità con competenze green sul mercato del lavoro. Quest’ultimo aspetto conferma che resta ancora molto da fare dal punto di vista della formazione delle competenze adatte ai lavori green del futuro.

I prossimi anni potrebbero tuttavia essere decisivi. Paradossalmente gli effetti della pandemia di Covid-19 (oltre a non aver fermato gli investimenti “verdi”) dovrebbero produrre una rapida accelerazione nell’offerta di green job, grazie all’istituzione del fondo europeo Next Generation EU e al conseguente Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La seconda delle sei missioni del PNRR è incentrata proprio sulla rivoluzione verde e sulla transizione ecologica (per 59,47 miliardi), mentre la terza si concentra sulle infrastrutture per la mobilità sostenibile (per 25,40 miliardi): se ben sfruttate, queste risorse hanno il potenziale di dare la spinta decisiva verso il pieno sviluppo della green economy, offrendo al contempo numerose nuove opportunità lavorative. Con la conseguenza di favorire l’ambiente e la sostenibilità, ma al tempo stesso di accrescere il livello produttivo e il PIL del Paese. Un’occasione da non farsi scappare.

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