Nessuno resti indietro: l’appello di Napoli

Pubblicato il mercoledì, 24 maggio 2017

Pronti, via! Il primo Festival dello Sviluppo Sostenibile ha preso il largo da Napoli con un appuntamento di alto livello, anche istituzionale, dedicato all’obiettivo numero 10 dell’Agenda 2030 dell’Onu: ridurre le disuguaglianze all’interno e tra le Nazioni

“Nessuno resti indietro” è lo slogan scelto per il convegno. “Nessuno resti indietro” è stato ricordato più volte dal palco di Palazzo Reale citando le parole di don Milani, a 50 anni dall’uscita del famoso libro-manifesto Lettera a una professoressa. “Nessuno resti indietro” hanno ripetuto i 60 studenti che hanno animato il flash mob in piazza del Plebiscito, di fronte all’edificio che ospitava l’evento.

Quattro ministri (Dario Franceschini, Maurizio Martina, Giuliano Poletti e Claudio De Vincenti), il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, molti esperti, e, soprattutto, i protagonisti di alcune storie dal territorio, tra le quali Fare Scuola di Enel Cuore, insieme per un giorno con l’obiettivo di scomporre il tema della disuguaglianza nei suoi diversi aspetti: istruzione, povertà, salute, malnutrizione, discriminazione di genere, giustizia.

“L’obiettivo della lotta alle disuguaglianze va visto con uno sguardo ampio” ha spiegato in apertura Enrico Giovannini, portavoce di Asvis, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile che riunisce 160 tra le più importanti istituzioni, reti della società civile e mondo economico. “Ad esempio, bisogna tener conto dell’origine familiare che continua a incidere in modo eccessivo sulla riuscita dei percorsi scolastici e lavorativi dei ragazzi: i figli di genitori con titoli di studio più elevati hanno probabilità assai minori di abbandonare la scuola o di trovarsi nella condizione di non lavorare e non studiare”. 

“Abbiamo deciso di partire dalla disuguaglianza perché negli ultimi 30 anni il divario tra ricchi e poveri ha raggiunto livelli elevati in molti Paesi avanzati, tra cui anche l’Italia, come testimoniato dall’ultimo Rapporto Annuale Istat”

– Enrico Giovannini, portavoce ASVIS

La scuola, quindi. Divario Nord-Sud (ma anche città-periferia), abbandono scolastico, servizi e spazi che mancano (asili nido, mense, biblioteche, campi sportivi).

Problemi a cui il progetto Fare Scuola di Enel Cuore onlus, in collaborazione con Reggio Children-centro Loris Malaguzzi, cerca di dare una risposta. “Il nostro è un progetto nazionale, che coinvolge istituti di tutto il paese, da Scicli a Verbania” ha spiegato Novella Pellegrini, segretario generale di Enel Cuore Onlus, che ha ricordato i numeri: 60 interventi previsti nell’arco di 3 anni, 35 già realizzati, 6350 bambini interessati. 

“Abbiamo provato a combinare l’esperienza riconosciuta nella pedagogia di Reggio Emilia con interventi sugli spazi molto leggeri, colori, luci, complementi di arredo, ma pensati come innesti generativi che possano produrre un cambiamento nella scuola e nel rapporto tra la scuola e la comunità”

– Novella Pellegrini, segretario generale Enel Cuore Onlus

Molte le storie esemplari che l’evento di Napoli ha fatto emergere e raccontato. Per esempio quella dei ragazzi della cooperativa sociale La Paranza, che lavorano per “un cammino di autosviluppo” nel Rione Sanità, uno dei quartieri più difficili di Napoli, o la cooperativa Goel che nella piana di Gioia Tauro combatte la criminalità organizzata anche producendo cosmesi biologica attraverso prodotti della terra non venduti: agrumi e olio che diventano creme, saponi, dentifrici. E ancora, la Fondazione di Comunità di Messina, esempio di comunità locali del Sud che si sono autorganizzate per innescare nuovi modelli di sviluppo, o Nonsprecare.it, nato come un libro e diventato un osservatorio sugli stili di vita sostenibili.

“Quest’anno il governo ha introdotto alcuni indicatori ispirati agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu nella stesura del DEF (Documento di economia e finanza), ma certamente si deve fare molto di più” ha detto nel suo intervento il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini.

Sì, il bilancio fino ad oggi non è positivo. Rispetto ai 17 SDGs, l'Italia compare nella “zona rossa”, cioè in una condizione critica, in sette obiettivi (educazione, occupazione, disuguaglianze, consumo responsabile, lotta contro il cambiamento climatico, pace e giustizia) e in quella “gialla” nei rimanenti 10, mentre in nessun caso rientra in quella “verde”, cioè in linea con gli obiettivi. Lo hanno ricordato sul palco e in piazza con un flash mob gli studenti dei progetti UndeRadio e Sottosopra del movimento giovani per Save the Children.

Il Festival dello Sviluppo Sostenibile, che il 22 ha preso il via in molte città italiane (da Venezia a Taranto), cade in un momento preciso e non è un caso: l’Italia in questi giorni ospita il G7 e a luglio presenterà alle Nazioni Unite la Strategia nazionale di sviluppo sostenibile, dove spiegherà come e in che tempi intende raggiungere gli obiettivi entro il 2030. C’è molto da fare: siamo pronti?

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